lunedì 30 marzo 2020

articolo numero#sei - covid-19, colera e rinascimento urbano napoletano nel 1885

giorno 90 dell'anno 2020
risanamento urbano ai tempi del colera

In realtà questa condizione di clausura sta procurando a tutti molto più lavoro (e preoccupazioni) del previsto, almeno rispetto a quanto inizialmente immaginato dal Governo meno di un mese fa, tanto da impedirmi la pubblicazione di alcuni articoli abbozzati con genuina spensieratezza nel corso dell'ultima settimana.

Tra i vari, in effetti, questo periodo pandemico mi ha permesso di riesaminare i fatti urbanistico-politici registrati nella seconda metà del XIX° secolo nella fiorente ed incantevole Napoli post-unitaria, inginocchiata, ahimè, dall'ennesima epidemia di colera diffusasi per il centro storico, che richiamò i migliori architetti  urbanisti ed ingeneri a presentare al Municipio (in meno di tre settimane) proposte esecutive ed immediatamente attuabili, per il risanamento igienico e la relativa ristrutturazione urbana dei brani di quartiere ritenuti "colpevoli" di aver cagionato - per la quarta volta consecutiva - il violento diffondersi del colera.

E' quindi in piena assonanza con le sue note proprietà disinfettanti che calceurbana vuole ricordare l'evento storico affrontato più di un secolo fa dalla città di Napoli, grazie all'approvazione dell'audace progetto di risanamento urbano firmato dall'Ing. Sovrintendente all'Ufficio Tecnico Municipale Adolfo GIAMBARBA, approvazione avvenuta, tra l'altro, in data 17/02, giorno del mio compleanno.
Così, mentre in Italia si dispongono misure urgenti per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, 136 anni prima Napoli si trova a fronteggiare il noto e sottovalutato problema dell'infrastruttura fognaria, dell'acqua potabile e dell'edilizia popolare ad alta densità, cause, per la quarta volta consecutiva, di un'epidemia di colera, stavolta giunta violentissima.
D'altronde, la storia ci segnala che si trattava di un tema piuttosto ricorrente negli ultimi decenni, i napoletani erano infatti abituati all'emergenza sanitaria che per ragioni di natura sia tecnica che economica il governo  non era riuscito negli anni definitivamente a risolvere, dovendo nella fattispecie intervenire per decongestionare i quartieri centrali occupati in buona quota dalla classe più povera e popolare, adeguando, al tempo stesso, la rete fognante sovraccaricata affinché si limitasse l'inquinamento dei suoli e quindi, il rischio di contaminazione urbana.

Fu quindi in occasione di tale circostanza igienica, divenuta del
DEPRETIS
tutto impellente per la salute e lo sviluppo della città sotto il piano urbanistico, che l'allora Presidente al Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia Agostino DEPRETIS in occasione di una visita in città con il Sindaco e Senatore del Regno, Nicola AMORE, esclamò: "Bisogna sventrare Napoli!" Sosteneva infatti che "[...]La questione igienica napoletana è ben conosciuta e non occorre inchiesta, invece bisogna seriamente studiare la parte edilizia e quella finanziaria per conciliare la trasformazione delle abitudini popolari e le nuove fabbricazioni con la libera industria e perciò occorre il parere di uomini tecnici competenti anziché di uomini politici [...]"
Dunque rientrato alla Camera dei Deputati, DEPRETIS propone la legge di risanamento urbanistico e in data 15 gennaio 1885 viene promulgata come "Legge per il Risanamento della città di Napoli" che troverà esecuzione mediante le ricorrenti forme di esproprio per pubblica utilità, unico strumento urbanistico all'ora vigente (L. n. 2359 del 1865) per attuare i c.d. piani edilizi su tutto il territorio dell'Italia post-unitaria; infatti l'articolo 1 affermava che: "Sono dichiarate di pubblica utilità tutte le opere necessarie al risanamento della città di Napoli, giusto il piano, che in seguito a proposta del Municipio sarà approvato per regio decreto".

[Nota: Pubblicherò nel mese di aprile un articolo molto interessante sull'analisi tecnica della prima legge in materia di esproprio, con evidenza degli indirizzo di intervento previsti per l'esecuzione dei piani regolatori nelle principali città italiane.]

Tempo pochi giorni che il Sindaco, a seguito della lettura pubblica in sede di giunta, promuove la formazione di una commissione presieduta da Architetti ed Ingegneri esperti di urbanistica per il rilascio di pareri tecnici attinenti ai seguenti tre temi:

  • Decongestione dei quartieri "bassi" tramite operazioni di diradamento;
  • Ampliamento dell'abitato in virtù del diradamento da eseguire sui lotti popolari;
  • Efficientamento dell'infrastruttura fognante urbana.
Presiede la commissione l'Ing. GIAMBARBA, estensore della prima soluzione di piano urbano di risanamento che vedrà approvazione formale in data 17/02/1885; meritevoli risulteranno comunque diversi contributi profusi anche da altri tecnici esperti, tra i quali, amo ricordare quelli dell'Architetto Lamont Young urbanista britannico nato e morto (suicida) a Napoli, autore di molteplici  splendide opere come il castello Aselmeyer sito in C.so Vittorio Emanuele nel quartiere Chiaia e diversi palazzi nei rioni di nuova espansione. Altrettanto visionari e coreografici saranno alcuni suoi progetti mai realizzati (purtroppo), tra i quali la sistemazione del rione Venezia e dei Campi Flegrei (attuale quartiere Bagnoli) secondo un fantastico modello di garden city, composta di canali navigabili, residenze e pubblici edifici a bassa densità, parchi fluviali...una visione fantastica e forse per questo, troppo contrastante con le diffuse forme speculative attive in quel periodo a Napoli.

[Ho già scritto su Young ai tempi del tutorato universitario e prometto una pubblicazione qui su calceurbana.]

Torniamo a Napoli però.
Ecco la tavola con evidenza dei principali interventi da eseguire ed il tracciato ferroviario ipotizzato dall'Ufficio Comunale per connettere le aree orientali di nuova espansione con il centro abitato.
Non risulta ben leggibile - causa colore chiaro -  l'operazione di sventramento con relativa costituzione della spina dorsale (il rettifilo) che connetterà spazialmente la stazione di P.zza Garibaldi con il Municipio, attraversando i quartieri PORTO - PENDINO e MERCATO e diradando gli edifici posti nel mezzo del tracciato, come dallo stralcio di elaborato a seguito.
Cosciente, forse, dell'esperienza sugli sventramenti parigini operati dal Prefetto della Senna  qualche anno prima(il Barone Haussmann), Giambarba sintetizza con questo piano le operazioni di ristrutturazione e risanamento del tessuto edilizio mediante la realizzazione di un elegante rettifilo di circa 1300 metri (attuale C.so Umberto I) tranciante i quartieri focolai, vedendo così allineata P.zza Garibaldi con P.zza G. Bovio (Università) dalla quale dipartirà il nuovo tridente per Toledo incrociando la Via Medina ed il palazzo del Municipio.
Nel mezzo del tracciato, una nuova piazza igienica ad ampio respiro (attuale P.zza N. Amore) veniva attraversata da un'asse trasversale di sezione inferiore atto a connettere il cuore medievale ed il lato nord della città con la zona portuale; inoltre, una maglia di ordine minore, trasversale al rettifilo, apriva gli isolati sull'asse nord-sud in direzione del mare, favorendo l'incanalamento tra i lotti delle salubri brezze marine.
Così, sulla scia degli eleganti e freschi boulevard haussmaniani, anche Napoli si prepara alla monumentalizzazione del tessuto centrale mediante sventramenti ed ampliamenti di portata non inferiore; la mano di Giambarba disegna i nuovi isolati residenziali verso occidente, sotto le colline tanto amate dai cittadini per il clima (nasce il Vomero), raccordandoli con piazze ad impianto stellare di otto vie.
Anche verso est, lato della città che verrà prediletto per ospitare strutture prevalentemente produttive e direzionali, vengono attuati una serie di interventi per favorire il collegamento tra l'area portuale e i brani urbani posti al lato nord; viene infatti prolungato l'asse della stazione (attuale C.so Garibaldi) verso il mare e in direzione di Via Foria, così da connettere il settecentesco Albergo dei Poveri progettato dall'Arch. Ferdinando FUGA, operazione che generò un'ulteriore composizione stradale a tridente giacente tra il Borgo Sant'Antonio e l'Arenaccia.

Via anche al rinnovamento dell'infrastruttura fognante napoletana. 
L'Ing. Giambarba aveva infatti previsto, tramite il riuso delle macerie di risulta dagli interventi di demolizione, l'innalzamento del livello di quota stradale di circa 3 metri rispetto suolo minimizzando così il rischio di infezione in caso di fuoriuscita di liquami; nello stesso periodo, si avviavano altresì gli interventi per la realizzazione del nuovo acquedotto.

Il processo di igienizzazione urbana, inizialmente capitanato dall'Amministrazione locale, stava di fatto mutando per sempre, tramite vaste operazioni demolitorie a discapito di importanti preesistenze storiche ed identitarie, l'impianto della città di Napoli.
Addio bastioni attorno al Maschio..(anch'esso ipotizzato nelle operazioni demolitorie degli Uffici!)
Addio case a schiera in Via Santa Brigida..
Addio anche a molte sacre chiesette medievali e monumenti storici.
Nel corso di questi anni uno tra i più consistenti processi di risanamento, rinnovamento e ristrutturazione urbanistica investe la città..  
Ma a quale prezzo

(continua nel prossimo post)

venerdì 20 marzo 2020

articolo numero#cinque - manifesto di calceurbana.blog

giorno 80 dell'anno 2020
manifesto di calceurbana

Una breve nota - forse un po' anacronistica rispetto agli articoli ad oggi già pubblicati ma sono le regole del blog - per esprimere il concept di questa rivista digitale nata con profondo entusiasmo e sincerità letteraria.

Ebbene, calceurbana nasce pochi giorni fa, in piena pandemia mondiale, come risposta a tante preoccupazioni generate dal panico dilagante, dal dramma umano e da informazioni poco genuine (alcune addirittura false) trasmesse da alcuni media in questo periodo, dalla pubblicità ingannevole a tasso speculativo avviatasi grazie alla circolazione del COVID-19, dal (prevedibile) mancato controllo della relativa emergenza sociosanitaria insorta.

calceurbana.blog rappresenta il legante esperienziale da sempre presente in noi, cementificatosi attraverso il progressivo dosaggio di luoghi, storia e spazi.
Questo blog nasce per favorire il ricordo e per alimentare la memoria storica di ognuno; per ricordarci dei nostri Padri e per corrispondere ai postumi i valori tramandateci.

Per tali fini, calceurbana propone principalmente di:

  • adottare un linguaggio comunicativo essenziale e strutturato, depurato da inutili aggettivi postmoderni e comprensibile ad un ampio target di avventori del web;   
  • contrastare ogni forma di staticità o pigrizia intellettuale accentuata dall'inerzia colpevole recentemente amplificatasi in diverse città;
  • diffondere il senso di bellezza ed unicità del paese italiano attraverso la promozione di saggi, narrative, esperienze emozionali e più in generale, pensieri critico-costruttivi, connessi alla cultura architettonica, urbanistica, paesaggistica ed immobiliare dei luoghi italiani;
  • divulgare i valori storici e contemporanei dell'Urbanistica, intesa come ampio crocevia di attraversamento di molteplici discipline collaterali ed essenziali per favorire la continua educazione dell'uomo, come la sociologia, l'antropologia, la psicologia, la giurisprudenza, le arti applicate;
  • accrescere e potenziare in TUTTI, lo stimolo conoscitivo per la materia Urbanistica, sotto il profilo tecnico-giuridico, storico-critico, artistico, letterario e patriottico;
  • avvicinare i "non addetti ai lavori" ai principi veicolati quotidianamente dalle discipline urbanistiche ed architettoniche della nazione italiana;
  • esprimere alcuni aspetti, principi o concetti connessi all'esercizio della Professione e in parte, dell'Insegnamento, in via del tutto personale, suffragando le spiegazioni mediante la narrazione di fatti ed eventi storici concretamente accaduti o fantasiosamente immaginabili;
  • offrire una lettura alternativa al contesto per l'analisi di alcune problematiche, promuovendo l'incursione multidisciplinare e la visione olistica, ampia, globale e dei massimi sistemi.

Di contro:

  • tramite calceurbana NON avrete, purtroppo, consulenze gratuite inerenti al mio settore professionale. Questo non perché sia giusto o sbagliato offrire gratuitamente le proprie competenze professionali maturate dopo anni di università, specializzazioni ed esperienza, quanto perché ritengo del tutto improprio l'utilizzo di questo blog come strumento atto a rispondere rapidamente a casi o quesiti riferiti spesso a situazioni del tutto astratte rispetto ai fatti realmente accaduti e per questo, non calate in precise circostanze e/o determinati frangenti storici. Ciò salvaguarderà voi oltre la mia proprietà intellettuale;
  • rispetto al punto precedente, vi esorto ad apprestare la massima attenzione sulle consulenze o peggio, i pareri tecnici, apprezzabili su molti portali web/blog che azzerano del tutto il rapporto umano con i potenziali clienti/assistiti offrendo soluzioni di ordine procedurale e/o progettuale in tempi brevi e sottocosto. Pericolosissimo! Attenti perchè dovendo noi Architetti, Urbanisti, Ingegneri ed altre categorie di tecnici accertare realmente e di persona ictu oculi i fatti i luoghi gli atti e le circostanze ambientali relative al caso, siamo chiamati al rispetto di obblighi di perizia e diligenza di legge; attività di servizio per definizione onerose e gran parte delle volte non erogabili da remoto. Pertanto, diffidate! Piuttosto, chiamate il mio Studio per un primo (gratuito) incontro conoscitivo teso a condividere i contenuti del caso.

In fine, devo evidenziare che questo NON E' un diario rivolto a giovani architetti smarriti nella fitta tela burocratica tessuta dalle P.A. e in fuga dal minotauro municipale, ma una raccolta di scritti collaterali alla sfera professionale condivisi con onestà intellettuale e derivanti da esperienze pregresse, e per questo, arricchite da un certo pathos personale.

E' importante perché questa è la chiave, nessun'altra.
Vostro
L.C.

mercoledì 18 marzo 2020

articolo numero#quattro - sviste urbane e workstation in bambù

giorno 78 dell'anno 2020
Sviste urbane e workstation in bambù


workstation in bambù del caporedattore LC 
Avete visto che sole fuori?
Dovremmo essere al decimo giorno di reclusione e l'aria della mia città comincia veramente a sgonfiarsi del piombo, me ne accorgo subito, appena sveglio, uscendo in terrazzo e guardando le piante, le camelie sono rossissime e la talea di menta sprigiona con entusiasmo tutta la sua intensità balsamica..
Chiudo gli occhi immaginando le maremmane distese della Toscana, con folte ginestre  ai bordi degli sterrati e i girasole iniettati di polline sotto al vento salmastro della lacuna.

(Carico una capsula di caffè: Roma, my favourite)

Ho immortalato la mia postazione di lavoro nell'era del COVID-19, adottata per alimentare con estrema sicurezza sanitaria i contenuti del blog.

Non vi è dubbio, è bellissima ed estremamente comoda se adoperata, come me, seduti sul divano di casa; merito di sarajager, suo regalo di Natale 2019 che sto puntualmente adoperando per popolare di articoli il mio neonato blog.

Visto il periodo, vi cito le dimensioni:

- 60cm di ampiezza da dedicare al vostro dispositivo di lavoro (59 per l'esattezza) con tanto di tappetino mouse integrato che potrete ingolfare, come faccio io, con appunti e taqquino;
- 31cm di profondità, praticamente un divano letto. L'area per il posizionamento del PC è forata per garantire la giusta ventilazione e presenta un taglio longitudinale per favorire l'inserimento verticale di tablet e dispositivi cellulari. Presente anche una tasca per oggetti, USB e tazzine di caffè;
- 2cm di spessore conferiscono alla tavola la rigidezza necessaria per dormirci sopra, organizzarci feste, promuovere accesi dibattiti e alla fine del contagio, pianificarci riunioni di gruppo. 

I designers converranno che trattasi di un oggetto veramente bello, funzionale e magneticamente affascinante, perfetto per posizionare la nostra finestra sul mondo sopra le gambe e garantire pubblicazione di articoli in piena sicurezza batteriologica. 

Penso che forse nulla di tutto questo viene per caso e vorrei che dal tragico nascessero soluzioni e buoni propositi, perché questo turbinio di virali preoccupazioni dovrà pur lasciarmi uno stralcio di nuove idee..
Credo di si.
Dunque, a lavoro.

Prima però, altri 5 minuti tra i campi toscani che spero, presto, rivedrò, perchè "Il ciclone, quando arriva, 'un t'avverte. Passa, piglia e porta via. E a te 'un ti resta che rimanere lì, bono, bono a guardare e a capire che se 'un fosse passato, sarebbe stato parecchio, ma parecchio peggio".

Vai col coffè.
L.

martedì 17 marzo 2020

articolo numero#tre - Al di là dei 100 cm: gesti e prossimità tra individui nell’era del COVID-19.

giorno 77 dell'anno 2020
Distanze dal COVID-19


Affrontai con coraggio la questione delle distanze minime tra individui durante gli anni di specializzazione universitaria per lo svolgimento di un meraviglioso tema progettuale – da me individuato - riguardante le infrastrutture carcerarie.
Portai il progetto alla tesi.
Pochi mesi più tardi, lo replicai, per richiedere l’ammissione al dottorato di ricerca (ne riparlerò, forse, in altri post).
Ci volle coraggio, appunto.

A differenza dei miei colleghi, infatti, scelsi di specializzarmi su un argomento senza “vie di scampo” in tutti i sensi, limitante su molteplici aspetti legati all'ampia libertà di progetto, e forse, in apparente contrasto con i principi cardini vitruviani dell’architettura e dell’ingegneria, soprattutto rispetto alla venustas (la bellezza), ma dimostrai felicemente a me stesso l’opposto; circostanza del tutto limpida al mio Relatore già dall'inizio del lavoro, che scelse di celebrare l’avvio del percorso condividendo un vero atto di fede. 
Mi specializzai su un progetto di edilizia detentiva a scala urbana, portando all'attenzione della Commissione un problema tanto antico quanto disgraziatamente attuale, e con esso, le mie soluzioni progettuali di prototipi abitativi per condanne penali di medio e lungo termine a trattamento qualificato, attese di giudizio ed arresti brevi.
Questo progetto maturò in me il progressivo senso di responsabilità in capo all'Architettura, vista come un ampio crocevia di ulteriori discipline interconnesse e profondamente capillarizzate: la psicologia, l’antropologia e la sociologia; identificate, in un processo interscalare, come gli stessi fondamenti presenti nell'urbanistica.

Sorvolo la questione del linguaggio espressivo-formale e dei profili tecnologico-costruttivi che potrete apprezzare studiando i miei scritti e visionando parte del progetto pubblicato dal Dipartimento Architettura e Urbanistica LA SAPIENZA, per narrarvi il cuore pulsante del tema: la prossemica, unica vera chiave di lettura e riscrittura – in veste tecnico scientifica – della mia opera.
Di derivazione anglosassone, il termine viene coniato nel 1963 dall'antropologo Edward Hall per esprimere i risultati emersi a seguito dei suoi studi condotti sulle relazioni, i comportamenti, i gesti, le comunicazioni verbali e non e sulla prossimità, per l’appunto.
Hall dedica la sua vita all'osservazione dei cambiamenti relazionali tra gli individui, postulando in definitiva che gli stessi risulterebbero associati al rispetto o meno di distanze fisiche metricamente definite, individuate da space o zone interpersonali, distinte in 4 livelli:

1)Zona intima – minima distanza tra individui, individuata da 0 a 45 cm;
2)Zona personale – distanza adottata tra amici, individuata nell'intervallo tra i 45 e i 120 cm;
3)Zona sociale – distanza tra allievo ed insegnante, individuata nell'intervallo tra i 120 e i 350 cm;
4)Zona pubblica – distanza adottata per le pubbliche relazioni, superiore a 350 cm.

Il primo livello appartiene ai partner, infatti, entro i 45 cm riuscite ad avvertire il suo respiro, a scrutare i particolari del viso avvertendo con intensità gli odori e persino il battito cardiaco.
E’ detta zona intima e come tale va preservata perché sfera di gesti ed atteggiamenti estremamente riservati che nessun individuo –prevalentemente di provenienza europea – potrebbe mai condividere con estranei, soprattutto se in misura forzata.
Detti livelli, schematicamente raffigurabili in 4 circonferenze concentriche perimetrate dai rispetti raggi di curvatura, sono invece individuati nel mio progetto da perimetri di forma ellittica in ragione dei differenti parametri e stimoli sensoriali-ricettivi agenti su un corpo umano calato di forza in ambientazioni artificiali limitate e come noto, volontariamente sorvegliate per ragioni di sicurezza.

Ebbene, proprio Hall sviluppa uno studio secondo cui in relazione all’estrazione culturale e alla provenienza geografica, due o più individui tra loro estranei posti all’interno della zona personale, avvertirebbero in maniera differente la c.d. soglia di stress psicofisico, ed entrando in sofferenza per mancanza di spazio vitale, tenderebbero ad allontanarsi reciprocamente; azione difensiva che nel mio progetto viene concessa agli individui massimizzando le reciproche distanze personali su una diagonale - intesa come luogo geometrico - ossia come segmento in un poligono che unisce due vertici non consecutivi.

Alcuni miei stralci:
“[…] Quella che nel corso del progetto nomino “via di fuga” risulta di fatto consistere in un’operazione ripristinatoria dei livelli d’interazione tra gli internati, atta a riconfigurare in modo continuativo, per tutta la durata della pena, gli spazi vitali degli individui ospiti (condannati, guardie, assistenti sociali, medici, familiari, dipendenti etc.) garantendo in tal modo, per tutti, il rispetto di una distanza superiore ai 350cm […]”.

Da diversi giorni tutti noi stiamo riconfigurando i nostri spazi vitali, rendendoli aderenti a realtà abitative molto più intense rispetto a prima del contagio, riducendo le interazioni di livello 1 (entro i 45cm) ed amplificando quanto possibile quelle identificabili nell’ultimo livello, il tutto, nell’ottica di preservare la sfera personale - metricamente definita dal Consiglio dei Ministri entro i 100cm (Allegato 1 comma d DPCM del 04/03/20)- che riflettendoci, rispetto al modello di analisi proposto da Edward Hall, risulterebbe garantita dai 120 cm in poi..

Questione di centimetri, direte.
Una spanna!

Comunque, al di fuori della realtà domestica devo ammettere di aver avvertito un concreto e diffuso cambiamento degli atteggiamenti individuali: quasi tutti di livello 4!
Stiamo inconsciamente scritturando un nuovo modello d’interazione sociale?
Si, e per ora dovremo sposare questa nuova prossemica, che se i nerd non disprezzano, forse, a qualcuno, già aggrada parecchio...

Certo non a noi malinconici delle passeggiate nei boulevard romani colmi di folla, nostalgici flaneur e gentiluomini delle vie cittadine intenti ad analizzare e conoscere la realtà urbana immersi nella metropoli affollata, pronti a trarre ogni ispirazione dall'osservazione del paesaggio.
Perché la folla di Baudelaire è transitoria, sempre in fuga, e l’uomo fa di essa il suo domicilio.
Perché la folla è pura elettricità. 

Adesso, però, la folla ci sembra follia, e l’unico domicilio possibile, casa nostra.
Per cui attenderemo.
Sarà questione di centimetri che da qui a poco qualcosa o qualcuno ripristinerà i valori e allora tutti torner.....(Shhhhhhh!)

Per ora godiamoci questi domiciliari, che in fondo, se state leggendo pure voi, proprio male non è andata.

Vostro
L. 

domenica 15 marzo 2020

articolo numero#due - Addio Gregorio!

giorno 75 dell'anno 2020
Addio Maestro!

Nemmeno a un giorno dal mio primo post che stamattina prima di entrare in doccia apprendo della triste scomparsa di un grande Maestro dell'Architettura e dell'Urbanistica.
Vittorio GREGOTTI, uno tra i più grandi teorici del settore, ci lascia stamattina a Milano a seguito di un ricovero per polmonite da coronavirus.

Ricordo con estrema freschezza i miei sensazionali anni accademici trascorsi a Valle Giulia e P.zza Fontanella Borghese in compagnia dei tuoi saggi, complicati e profondi, al termine del quali mi restavano solo domande..
Agli aperitivi con i colleghi si parlava di Zevi ma anche di te, e poi, nel corso degli esami, sempre tu, invocato da qualche quesito a tradimento un pò azzardato per noi studenti.
Adesso che lo sai, forse, due risate sotto quei folti baffi bianchi da saggio professore te le starai facendo..

Lessi Contro la fine dell'architettura nel 2012, assieme al mio amico C., dicevi che l'Architettura rischiava di liquefarsi, di disgregarsi disperdendosi per sempre per mancanza di valori, di identità ma soprattutto di confini, per questo incitavi subito a ripensarli, a riperimetrali, immaginando un nuovo scenario urbano risultante da infinite connessioni disciplinari.
Mi viene in mente il Nulla della Storia Infinita..
Forse, dobbiamo solo continuare a desiderare che la bellezza continui ad esistere, con i suoi valori e le sue identità, con la sua Fantàsia e i suoi Architetti capaci di curarla e rinnovarla per mantenere viva in noi uomini la volontà di poterci migliorare ogni giorno e di rendere possibili realtà sempre più spettacolari e piene di valori, per tutti, senza distinzioni sociali, come volevi tu.
Forse è proprio cosi, e assieme ai paesaggi urbani, anche noi dobbiamo combattere questa liquefazione dilagante, lottare contro il Nulla delle false culture e dei falsi miti, come ci hai insegnato tu!
Prima di uscire di casa, però, dobbiamo arrestare questo virus infame che purtroppo stamattina, ha portato via, sottovoce, anche te.
Ma non preoccuparti perchè non ci arrenderemo.
E' solo una pausa Maestro.

Voglio ricordarti con questo bellissimo scatto del 1975 trovato sul web, con la tua magica barba al massimo dello splendore - che se non presto attenzione mi cresce come te!

E' solo una pausa, poi riprenderemo la nostra battaglia, non da soli ma tutti insieme, anche se senza di te, perché in fondo la tua battaglia già l'hai condotta.
Alla fine hai vinto.
Bastian grida alla finestra il nuovo nome per l'imperatrice e salva Fantàsia, e allora gridiamolo anche noi che vogliamo sopravvivere, che le nostre città sopravviveranno al Nulla dilagante, alla liquefazione che tu, Gregorio, sapevi come contenere e solidificare.
Attenderemo con ardore per questa battaglia.
Oggi ti salutiamo dal mio blog augurandoti buon viaggio perchè per ora, noi tutti, restiamo qui.
Restiamo a casa.

Tuo studente,
L


sabato 14 marzo 2020

articolo numero#uno - nuovo blog nell'era del coronavirus

giorno 74 dell'anno 2020
Nascita e pubblicazione articolo sul mio primo blog calceurbana.blogspot.com.

Orgogliosissimo di me.
Ci voleva una pandemia di ordine mondiale per rallentare i miei giorni e convincermi che era giunto il momento di condividere alcuni scritti e pensieri frutto del mestiere, anche con i lettori del web.
Sono giorni di dolore e sofferenza per il Paese, tutto sembra apparentemente essersi fermato, le luci della mia città sono spente e i negozi quasi tutti chiusi.
Si esce solo certificandosi la necessità di doverlo fare.
Non sento più le voci del quartiere di pochi giorni fa e se esco in terrazza avverto un vuoto sonoro ad altissimo volume.
Mi sento sospeso e con un bisogno irrefrenabile di conforto da GABER, di sentire che la città è ancora bella, con tutte le luci e le vetrine, che è ancora viva e piena di voci, colma di suoni e di traffico.
"Vieni, vieni in città!...Se tu vuoi farti una vita..devi, venire in città!"
L'ambientazione urbana sembra quella di migliaia di film post apocalittici e forse quei pochi individui affacciati ai balconi attendono l'arrivo del supereroe, mentre i socialmedia riempono i brandelli di bit della rete con centinaia di cancelletti (hashtag ##) nel mezzo di ogni frase.
Per evitare il contagio lo Stato ci richiede di stare chiusi nelle nostre case e di scriverci l'un l'altro che alla fine, andrà bene.
Sono certo di SI.

Questo pomeriggio sono in soggiorno, straordinaria area metropolitana della mia unità domestica, per festeggiare.
Si, avete capito bene.

Festeggio l'apertura del mio primo blog calceurbana.
Dal latino calx, la calce è un legante inorganico a base di composti del calcio ottenuto per cottura di rocce calcaree, in grado di reagire chimicamente con l’acqua trasformandosi in un composto solido resistente.
Il settanta percento del nostro Paese è costruito con i leganti più antichi al mondo, alcuni ancora in corso di studio perchè le tecniche romane erano uniche e ricche di segreti.
La calce tiene uniti, lega per reazione chimica, consente il mantenimento di mutue relazioni tra i componenti, come tra gli individui.
calceurbana nasce come risposta alle nostre preoccupazioni, tristezze e nostalgie portate da questo frangente storico perchè il momento di fermarsi un momento e riflettere sui nostri legami e relazioni è drammaticamente giunto.
Mai, più di adesso, faremo i conti con i parametri di resistenza ed elasticità dei nostri leganti, perchè l'isolamento ci metterà alla prova attraverso la ripetizione quotidiana di gesti prima d'oggi considerati banali e superflui.
Anche la più piccola azione compiuta porterà d'ora in poi un valore ed il rallentarsi del tempo ci consentirà di poterne apprezzare incredibili sfumature sino a ieri ignorate, o quasi.
Molti di noi già se ne sono accorti.
Io, si. E Voi?

Grazie per gli auguri che vorrete farmi per questo nuovo progetto, sono entusiasta e lieto di poter rubare un attimo di felicità e di forza creativa da questo dramma sociale perchè convinto che potrò restituirne genuini risultati anche a voi.
La mia compagna si sta specializzando in plumcake salati ed io apro un blog.
Straordinario.

Mi chiamo Luigi, sono Architetto e da oggi, anche saggista sul mio primo blog.

"Cooooom'è bella la città, com'è grande la città, com'è viva la città...!"

Che poi alla fine, andrà tutto bene.
Sicuramente.
Vostro,
L