lunedì 30 marzo 2020

articolo numero#sei - covid-19, colera e rinascimento urbano napoletano nel 1885

giorno 90 dell'anno 2020
risanamento urbano ai tempi del colera

In realtà questa condizione di clausura sta procurando a tutti molto più lavoro (e preoccupazioni) del previsto, almeno rispetto a quanto inizialmente immaginato dal Governo meno di un mese fa, tanto da impedirmi la pubblicazione di alcuni articoli abbozzati con genuina spensieratezza nel corso dell'ultima settimana.

Tra i vari, in effetti, questo periodo pandemico mi ha permesso di riesaminare i fatti urbanistico-politici registrati nella seconda metà del XIX° secolo nella fiorente ed incantevole Napoli post-unitaria, inginocchiata, ahimè, dall'ennesima epidemia di colera diffusasi per il centro storico, che richiamò i migliori architetti  urbanisti ed ingeneri a presentare al Municipio (in meno di tre settimane) proposte esecutive ed immediatamente attuabili, per il risanamento igienico e la relativa ristrutturazione urbana dei brani di quartiere ritenuti "colpevoli" di aver cagionato - per la quarta volta consecutiva - il violento diffondersi del colera.

E' quindi in piena assonanza con le sue note proprietà disinfettanti che calceurbana vuole ricordare l'evento storico affrontato più di un secolo fa dalla città di Napoli, grazie all'approvazione dell'audace progetto di risanamento urbano firmato dall'Ing. Sovrintendente all'Ufficio Tecnico Municipale Adolfo GIAMBARBA, approvazione avvenuta, tra l'altro, in data 17/02, giorno del mio compleanno.
Così, mentre in Italia si dispongono misure urgenti per il contenimento e la gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, 136 anni prima Napoli si trova a fronteggiare il noto e sottovalutato problema dell'infrastruttura fognaria, dell'acqua potabile e dell'edilizia popolare ad alta densità, cause, per la quarta volta consecutiva, di un'epidemia di colera, stavolta giunta violentissima.
D'altronde, la storia ci segnala che si trattava di un tema piuttosto ricorrente negli ultimi decenni, i napoletani erano infatti abituati all'emergenza sanitaria che per ragioni di natura sia tecnica che economica il governo  non era riuscito negli anni definitivamente a risolvere, dovendo nella fattispecie intervenire per decongestionare i quartieri centrali occupati in buona quota dalla classe più povera e popolare, adeguando, al tempo stesso, la rete fognante sovraccaricata affinché si limitasse l'inquinamento dei suoli e quindi, il rischio di contaminazione urbana.

Fu quindi in occasione di tale circostanza igienica, divenuta del
DEPRETIS
tutto impellente per la salute e lo sviluppo della città sotto il piano urbanistico, che l'allora Presidente al Consiglio dei Ministri del Regno d'Italia Agostino DEPRETIS in occasione di una visita in città con il Sindaco e Senatore del Regno, Nicola AMORE, esclamò: "Bisogna sventrare Napoli!" Sosteneva infatti che "[...]La questione igienica napoletana è ben conosciuta e non occorre inchiesta, invece bisogna seriamente studiare la parte edilizia e quella finanziaria per conciliare la trasformazione delle abitudini popolari e le nuove fabbricazioni con la libera industria e perciò occorre il parere di uomini tecnici competenti anziché di uomini politici [...]"
Dunque rientrato alla Camera dei Deputati, DEPRETIS propone la legge di risanamento urbanistico e in data 15 gennaio 1885 viene promulgata come "Legge per il Risanamento della città di Napoli" che troverà esecuzione mediante le ricorrenti forme di esproprio per pubblica utilità, unico strumento urbanistico all'ora vigente (L. n. 2359 del 1865) per attuare i c.d. piani edilizi su tutto il territorio dell'Italia post-unitaria; infatti l'articolo 1 affermava che: "Sono dichiarate di pubblica utilità tutte le opere necessarie al risanamento della città di Napoli, giusto il piano, che in seguito a proposta del Municipio sarà approvato per regio decreto".

[Nota: Pubblicherò nel mese di aprile un articolo molto interessante sull'analisi tecnica della prima legge in materia di esproprio, con evidenza degli indirizzo di intervento previsti per l'esecuzione dei piani regolatori nelle principali città italiane.]

Tempo pochi giorni che il Sindaco, a seguito della lettura pubblica in sede di giunta, promuove la formazione di una commissione presieduta da Architetti ed Ingegneri esperti di urbanistica per il rilascio di pareri tecnici attinenti ai seguenti tre temi:

  • Decongestione dei quartieri "bassi" tramite operazioni di diradamento;
  • Ampliamento dell'abitato in virtù del diradamento da eseguire sui lotti popolari;
  • Efficientamento dell'infrastruttura fognante urbana.
Presiede la commissione l'Ing. GIAMBARBA, estensore della prima soluzione di piano urbano di risanamento che vedrà approvazione formale in data 17/02/1885; meritevoli risulteranno comunque diversi contributi profusi anche da altri tecnici esperti, tra i quali, amo ricordare quelli dell'Architetto Lamont Young urbanista britannico nato e morto (suicida) a Napoli, autore di molteplici  splendide opere come il castello Aselmeyer sito in C.so Vittorio Emanuele nel quartiere Chiaia e diversi palazzi nei rioni di nuova espansione. Altrettanto visionari e coreografici saranno alcuni suoi progetti mai realizzati (purtroppo), tra i quali la sistemazione del rione Venezia e dei Campi Flegrei (attuale quartiere Bagnoli) secondo un fantastico modello di garden city, composta di canali navigabili, residenze e pubblici edifici a bassa densità, parchi fluviali...una visione fantastica e forse per questo, troppo contrastante con le diffuse forme speculative attive in quel periodo a Napoli.

[Ho già scritto su Young ai tempi del tutorato universitario e prometto una pubblicazione qui su calceurbana.]

Torniamo a Napoli però.
Ecco la tavola con evidenza dei principali interventi da eseguire ed il tracciato ferroviario ipotizzato dall'Ufficio Comunale per connettere le aree orientali di nuova espansione con il centro abitato.
Non risulta ben leggibile - causa colore chiaro -  l'operazione di sventramento con relativa costituzione della spina dorsale (il rettifilo) che connetterà spazialmente la stazione di P.zza Garibaldi con il Municipio, attraversando i quartieri PORTO - PENDINO e MERCATO e diradando gli edifici posti nel mezzo del tracciato, come dallo stralcio di elaborato a seguito.
Cosciente, forse, dell'esperienza sugli sventramenti parigini operati dal Prefetto della Senna  qualche anno prima(il Barone Haussmann), Giambarba sintetizza con questo piano le operazioni di ristrutturazione e risanamento del tessuto edilizio mediante la realizzazione di un elegante rettifilo di circa 1300 metri (attuale C.so Umberto I) tranciante i quartieri focolai, vedendo così allineata P.zza Garibaldi con P.zza G. Bovio (Università) dalla quale dipartirà il nuovo tridente per Toledo incrociando la Via Medina ed il palazzo del Municipio.
Nel mezzo del tracciato, una nuova piazza igienica ad ampio respiro (attuale P.zza N. Amore) veniva attraversata da un'asse trasversale di sezione inferiore atto a connettere il cuore medievale ed il lato nord della città con la zona portuale; inoltre, una maglia di ordine minore, trasversale al rettifilo, apriva gli isolati sull'asse nord-sud in direzione del mare, favorendo l'incanalamento tra i lotti delle salubri brezze marine.
Così, sulla scia degli eleganti e freschi boulevard haussmaniani, anche Napoli si prepara alla monumentalizzazione del tessuto centrale mediante sventramenti ed ampliamenti di portata non inferiore; la mano di Giambarba disegna i nuovi isolati residenziali verso occidente, sotto le colline tanto amate dai cittadini per il clima (nasce il Vomero), raccordandoli con piazze ad impianto stellare di otto vie.
Anche verso est, lato della città che verrà prediletto per ospitare strutture prevalentemente produttive e direzionali, vengono attuati una serie di interventi per favorire il collegamento tra l'area portuale e i brani urbani posti al lato nord; viene infatti prolungato l'asse della stazione (attuale C.so Garibaldi) verso il mare e in direzione di Via Foria, così da connettere il settecentesco Albergo dei Poveri progettato dall'Arch. Ferdinando FUGA, operazione che generò un'ulteriore composizione stradale a tridente giacente tra il Borgo Sant'Antonio e l'Arenaccia.

Via anche al rinnovamento dell'infrastruttura fognante napoletana. 
L'Ing. Giambarba aveva infatti previsto, tramite il riuso delle macerie di risulta dagli interventi di demolizione, l'innalzamento del livello di quota stradale di circa 3 metri rispetto suolo minimizzando così il rischio di infezione in caso di fuoriuscita di liquami; nello stesso periodo, si avviavano altresì gli interventi per la realizzazione del nuovo acquedotto.

Il processo di igienizzazione urbana, inizialmente capitanato dall'Amministrazione locale, stava di fatto mutando per sempre, tramite vaste operazioni demolitorie a discapito di importanti preesistenze storiche ed identitarie, l'impianto della città di Napoli.
Addio bastioni attorno al Maschio..(anch'esso ipotizzato nelle operazioni demolitorie degli Uffici!)
Addio case a schiera in Via Santa Brigida..
Addio anche a molte sacre chiesette medievali e monumenti storici.
Nel corso di questi anni uno tra i più consistenti processi di risanamento, rinnovamento e ristrutturazione urbanistica investe la città..  
Ma a quale prezzo

(continua nel prossimo post)

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